Violenze

Carceri, alta tensione in Piemonte-VdA: disordini ad Aosta, aggressioni a Novara e Torino

OSAPP e SAPPE chiedono interventi urgenti sulla sicurezza degli istituti penitenziari

Carceri, alta tensione in Piemonte-VdA: disordini ad Aosta, aggressioni a Novara e Torino

PIEMONTE/VALLE D’AOSTA – Tre episodi di grave violenza in altrettanti istituti penitenziari riaccendono l’attenzione sulle condizioni di sicurezza nelle carceri del Piemonte e della Valle d’Aosta. Aosta, Novara e Torino sono state teatro, tra il 27 e il 28 agosto, di disordini, aggressioni e situazioni che, secondo le organizzazioni sindacali della Polizia Penitenziaria, avrebbero potuto avere conseguenze ancora più gravi.

OSAPP e SAPPE chiedono interventi urgenti sulla sicurezza degli istituti penitenziari

A Brissogne, nella Casa circondariale di Aosta, i disordini sono iniziati alle 22.30 del 27 agosto e, secondo quanto riferito dall’OSAPP, sono proseguiti fino alle 19.30 del giorno successivo, interessando il reparto detentivo B2. Il bilancio dei danneggiamenti è pesante: una cella è stata completamente devastata, fino all’abbattimento del muro del bagno, mentre altre tre celle sono state parzialmente danneggiate. Sarebbero stati divelti lavandini, water, tavoli e termosifoni e sarebbero stati appiccati incendi sia all’interno delle celle sia nel corridoio della sezione. Durante le ore di tensione, contro il personale sarebbero stati lanciati diversi oggetti, tra cui bombole di gas incendiate, calcinacci e altri materiali presenti nella sezione.

Fortunatamente, secondo il sindacato, non si sarebbero registrati feriti tra gli agenti. Particolarmente gravose anche le condizioni di servizio del personale, impegnato per 12 ore consecutive e, in alcuni casi, anche oltre, per fronteggiare l’emergenza e garantire la sicurezza dell’istituto. «Quello che è accaduto ad Aosta è surreale – dichiara Leo Beneduci, segretario generale OSAPP –. Non parliamo semplicemente di disordini: parliamo di una situazione che ha sfiorato la rivolta». L’OSAPP ha chiesto una visita ispettiva urgente presso la Casa circondariale di Aosta per verificare la gestione dell’emergenza, l’organizzazione dei servizi e la catena di comando durante le fasi più critiche.

Nello stesso quadro si inserisce l’episodio denunciato dal SAPPE nel carcere di Novara. Giovedì 27 agosto, intorno alle 12, un detenuto italiano sottoposto al regime di sorveglianza particolare previsto dall’articolo 14-bis dell’Ordinamento penitenziario avrebbe aggredito improvvisamente gli agenti durante le operazioni necessarie per consentirgli di effettuare una telefonata. Secondo il sindacato, il detenuto, già noto per precedenti episodi di violenza, si sarebbe scagliato contro il personale riuscendo a colpire ripetutamente un agente alla testa con pugni. Per gli operatori coinvolti si sono rese necessarie cure mediche, con prognosi comprese tra quattro e sette giorni.

«Non bastano più le parole di circostanza e la solidarietà dopo ogni aggressione – afferma Donato Capece, segretario generale SAPPE –. Basta pacche sulle spalle ai poliziotti feriti. Servono fatti». Il SAPPE chiede il rafforzamento degli organici, una revisione delle modalità di gestione dei detenuti con elevata propensione alla violenza e l’introduzione di strumenti adeguati a garantire l’incolumità degli operatori. Per Vicente Santilli, segretario nazionale SAPPE per il Piemonte, la situazione negli istituti penitenziari della regione è sempre più difficile: «Non è normale che un agente venga preso a pugni alla testa mentre svolge semplicemente il proprio dovere».

A Torino, invece, il 28 agosto si è verificato un grave episodio di violenza all’interno dell’istituto, al Padiglione B, durante le operazioni di immissione ai passeggi iniziate dopo le 13. Secondo la ricostruzione dell’OSAPP, un gruppo di detenuti marocchini della decima sezione del Padiglione B, una volta raggiunte le scale dei passeggi, anziché proseguire verso il cortile si sarebbe portato nei pressi del cancello dei passeggi della seconda sezione, approfittando del collegamento esistente tra le diverse sezioni.

Qui sarebbe nato un acceso diverbio con alcuni detenuti albanesi della seconda sezione. Successivamente, questi ultimi avrebbero richiesto l’apertura del cancello per recarsi ai passeggi. Al momento dell’apertura, il personale di Polizia Penitenziaria presente sarebbe stato spinto e strattonato, consentendo ai detenuti di oltrepassare il cancello in gruppo. Una volta raggiunta l’area dei passeggi, il gruppo avrebbe intercettato, sotto i porticati dove i due cortili sono adiacenti, alcuni detenuti di origine magrebina, dando luogo a una violenta aggressione.

I detenuti sarebbero poi risaliti verso la decima sezione del Padiglione B. Anche in questo caso, secondo l’OSAPP, all’apertura del cancello il personale sarebbe stato nuovamente spinto e strattonato, permettendo al gruppo di accedere alla sezione. All’interno della decima sezione sarebbero stati successivamente aggrediti altri due detenuti di origine magrebina. Per uno di loro si è reso necessario il trasferimento in ospedale: secondo le informazioni diffuse dal sindacato, il detenuto sarebbe tuttora ricoverato e potrebbe essere sottoposto a un intervento chirurgico.

«Siamo seriamente preoccupati per quanto accaduto. La violenza che si è scatenata e l’arroganza dimostrata in questa circostanza avrebbero potuto avere conseguenze ancora più drammatiche: poteva scapparci il morto», dichiara Beneduci. Il segretario generale dell’OSAPP sottolinea inoltre come, secondo il sindacato, non si sia trattato di una semplice lite tra detenuti, ma di un episodio nel quale alcuni ristretti avrebbero superato i cancelli, spinto il personale e raggiunto un’altra sezione per aggredire altri detenuti. «Da tempo denunciamo una situazione di crescente difficoltà nelle carceri torinesi», prosegue Beneduci. «A nostro avviso, in troppi casi i detenuti non riconoscono più l’autorità e le regole dell’istituto». L’OSAPP parla di una situazione «fuori controllo» negli istituti torinesi e chiede un intervento immediato per ripristinare condizioni effettive di sicurezza e di rispetto dell’autorità.

I tre episodi delineano, secondo OSAPP e SAPPE, un quadro di crescente criticità negli istituti penitenziari del Piemonte. Le organizzazioni sindacali chiedono al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria provvedimenti urgenti per rafforzare gli organici, migliorare la gestione dei detenuti con maggiore propensione alla violenza e dotare il personale di strumenti adeguati per operare in sicurezza.

«Non possiamo aspettare che ci scappi davvero il morto per intervenire», conclude Beneduci. «La Polizia Penitenziaria sta garantendo quotidianamente un compito difficilissimo in condizioni sempre più complesse. Servono risposte immediate e concrete, prima che un altro episodio possa trasformarsi in una tragedia».