Ha radici antiche, ma la sua storia recente è quella di una vera rinascita. Il Timorasso, vitigno del Tortonese quasi dimenticato nel corso del Novecento, è oggi conosciuto anche fuori dai confini italiani.
La rinascita del Timorasso
Il Timorasso è un vitigno dalla storia secolare. La sua presenza viene fatta risalire già al Trecento, quando sarebbe stato citato nel trattato di agronomia di Pietro de’ Crescenzi. Nel corso del tempo, però, le difficoltà legate alla coltivazione e gli eventi storici ne hanno favorito il progressivo abbandono.
La fillossera, che all’inizio del Novecento distrusse gran parte dei vigneti, e le difficoltà emerse durante la Seconda guerra mondiale contribuirono a ridimensionarne ulteriormente la presenza. A differenza di altre varietà, inoltre, il Timorasso garantiva produzioni inferiori e questo spinse molti produttori a privilegiare la quantità.
La svolta arrivò negli anni Ottanta con Walter Massa, che decise di recuperare il vitigno e di utilizzarlo per dare una precisa identità al territorio. Le prime produzioni furono molto limitate: poche centinaia di bottiglie che iniziarono però a suscitare l’interesse della ristorazione alessandrina.
Nel 1988 venne piantato un vigneto importante alla Costa del Vento. Nel 1992 la produzione raggiunse i 21 ettolitri, mentre Massa scelse deliberatamente di mantenere bassi i quantitativi per puntare sulla qualità.
La crescita del Timorasso è stata accompagnata anche dall’ingresso di altri produttori. Andrea Mutti e Paolo Poggio furono tra coloro che decisero di investire nel vitigno e dal 1998 il vino era prodotto e commercializzato da tre aziende.
Da allora il fenomeno è cresciuto. Il Timorasso è arrivato sulle carte dei vini e nei listini di circa 80 aziende piemontesi. La produzione di Massa, inoltre, è oggi presente in 23 Paesi.
La forza della qualità passa dal territorio
Il Timorasso non è un vitigno semplice. La sua coltivazione è più impegnativa rispetto ad altre uve bianche diffuse nel territorio e le rese sono inferiori. Proprio questa caratteristica, in passato, aveva contribuito al suo abbandono.
Walter Massa ha scelto invece di trasformare la difficoltà in un punto di forza. La filosofia è stata quella di privilegiare un prodotto di qualità, mantenendo volutamente contenuta la produzione. Il risultato è un vino descritto come ricco, concentrato e caratterizzato da profumi e sapori particolari.
Un ruolo importante è stato attribuito anche al tempo. A partire dal 1995, Massa ha scelto di lasciare il Timorasso un anno in più ad affinare prima della commercializzazione. Una decisione considerata costosa per un’azienda agricola, ma ritenuta necessaria per permettere al vino di sviluppare maggiore complessità.
Questa impostazione ha accompagnato la crescita dell’intero territorio. Nel Tortonese sono oggi più di 35 le aziende dotate di cantine attrezzate per la produzione, mentre numerose realtà provenienti da altre zone piemontesi hanno acquistato terreni nell’area.
Il percorso di valorizzazione passa anche dal nome. La scelta di utilizzare Derthona-Timorasso nasce dalla volontà di collegare immediatamente il vino alla sua zona di origine. Secondo questa visione, il nome del territorio diventa parte integrante dell’identità del prodotto.
Il Timorasso viene così presentato non soltanto come il risultato di una determinata uva, ma come espressione di un luogo. Una prospettiva che ha portato il vino del Tortonese a entrare nel panorama dei grandi bianchi e ad affiancare, nella visione di Massa, le principali denominazioni piemontesi.
Tra giovani e clima: la vendemmia guarda al futuro
Il Timorasso non deve soltanto consolidare il successo raggiunto, ma affrontare nuove sfide. Tra queste ci sono il rapporto con le giovani generazioni e gli effetti di un clima sempre più difficile da gestire in vigna.
Secondo Walter Massa, l’avvicinamento dei giovani al vino può partire dalla qualità e dalla curiosità. L’interesse può nascere dalla possibilità di conoscere le cantine, assaggiare prodotti particolari e scoprire un modo diverso di vivere il vino. L’idea è quindi quella di un consumo legato alla qualità e non alla quantità.
Ma il futuro della viticoltura passa soprattutto dalla capacità di affrontare condizioni climatiche differenti. Nel corso della puntata Massa racconta una vendemmia anticipata in maniera significativa a causa della siccità e del clima caldo.
Nel Tortonese l’annata, al momento, viene considerata positiva. Non si sono registrati episodi significativi di grandine e le malattie non si sono manifestate in maniera particolarmente rilevante. Rispetto agli anni precedenti sono stati inoltre necessari trattamenti più contenuti.
Il caldo ha però imposto un’accelerazione nella raccolta. L’obiettivo è evitare che le uve raggiungano livelli eccessivi di maturazione e di gradazione alcolica. Il Timorasso presenta inoltre una particolare sensibilità all’esposizione diretta al sole: la buccia può seccarsi e compromettere parte della produzione e della qualità.
L’esperienza maturata nelle annate più calde ha permesso ai produttori di modificare progressivamente le tecniche di gestione della vigna, intervenendo sulla chioma e sull’ombreggiatura per proteggere i grappoli dall’insolazione.
La vendemmia del Timorasso è ormai quasi conclusa nella maggior parte delle aziende. Restano però le attese per la Barbera, che secondo Massa potrebbe beneficiare delle piogge arrivate nelle settimane precedenti e regalare una grande annata nel territorio di Monleale.