“Ha colpito il padre solo per proteggere la vita della madre”. Con queste parole la Corte d’assise d’appello di Torino ha motivato l’assoluzione di Makka Sulaev, la 20enne di origini cecene che nel marzo di due anni fa uccise il padre con due coltellate ad Asti.
Le motivazioni dei giudici
Nelle motivazioni della sentenza, i giudici smontano la ricostruzione del Tribunale di Asti. Non ci fu alcuna interruzione nell’aggressione del padre, Akhyad Sulaev. L’uomo, esperto di pugilato e arti marziali, il primo marzo 2024 era rientrato in casa dopo aver minacciato di morte la moglie via messaggio, aggredendola poi brutalmente.
La furia dell’uomo era aumentata quando la figlia Makka era intervenuta in difesa della madre, violando – scrivono i giudici – le rigide regole della tradizione cecena che impongono la totale sottomissione femminile. Anche l’acquisto del coltello, avvenuto poco prima, viene ridefinito: “non fu premeditazione, ma l’estrema e ultima risorsa di una ragazza terrorizzata”.
Per quanto riguarda il secondo fendente, la Corte d’appello cita il precedente di Alex Cotoia – assolto dopo aver ucciso il padre violento con 34 coltellate: “Makka ha continuato a colpire solo fino a quando non ha avuto la certezza che l’aggressore fosse stato neutralizzato e non potesse più uccidere”