È arrivato a 58 il numero delle aggressioni al personale nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino verificatesi dall’inizio dell’anno.
Le aggressioni nel carcere di Torino
L’ultimo episodio, riferito dall’Osapp, avrebbe coinvolto un detenuto straniero ristretto al Padiglione B, che prima avrebbe aggredito un’infermiera contestando la terapia ricevuta e, successivamente, avrebbe colpito con un pugno al volto un ispettore di Polizia Penitenziaria durante un colloquio.
Due operatori aggrediti nello stesso episodio, mentre cresce la preoccupazione dei sindacati per le condizioni di lavoro all’interno dell’istituto. Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, parla dell’ “ennesimo campanello d’allarme” e chiede interventi concreti.
“Il personale entra in carcere per garantire sicurezza e legalità e finisce aggredito mentre svolge il proprio lavoro. La violenza non può diventare ordinaria amministrazione.”, aggiunge Beneduci.
L’appello dei sindacati
Sappe, Osapp, Uil Fp Polizia Penitenziaria e Uspp, tracciano un quadro di quella che è la situazione nell’intero distretto penitenziario di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, caratterizzata da sovraffollamento, carenza di personale, ricorso strutturale allo straordinario, accorpamento dei posti di servizio e aumento degli eventi critici.
In Piemonte, al 31 agosto, nei 13 istituti penitenziari erano presenti 4.445 detenuti a fronte di 3.978 posti regolamentari. Gli agenti effettivamente in servizio erano circa 2.616, contro una dotazione prevista di 3.071 unità: una scopertura di circa 455 operatori, pari a quasi il 15%.
Particolarmente delicata viene definita la situazione di Torino, ma le organizzazioni sindacali evidenziano criticità anche ad Ivrea, Cuneo e Vercelli e ad Aosta.
A pesare, secondo i sindacati, è anche il numero delle nuove assegnazioni: appena 30 agenti destinati complessivamente all’intero distretto di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.
“Trenta agenti non sono sufficienti neppure a compensare il fisiologico turnover determinato da pensionamenti, trasferimenti e cessazioni dal servizio. – spiegano – Non rappresentano quindi un reale potenziamento degli organici e non possono costituire una risposta credibile alla dimensione dell’emergenza”.
I sindacati evidenziano, infine, un deterioramento delle relazioni sindacali e l’aumento dei procedimenti disciplinari nei confronti del personale: “La disciplina deve garantire il corretto adempimento dei doveri d’ufficio, ma non può trasformarsi in una sorta di clava o in uno strumento ordinario di governo e controllo del personale. Chi lavora quotidianamente in condizioni di carenza di organico, sovraffollamento, aggressioni e turnazioni gravose deve sentirsi sostenuto e tutelato dall’Amministrazione”.
Le Organizzazioni Sindacali chiedono inoltre al DAP di verificare le segnalazioni relative all’eventuale utilizzo delle registrazioni dei sistemi di videosorveglianza degli istituti anche ai fini del controllo del personale e dell’attivazione di procedimenti disciplinari, accertandone modalità, presupposti e rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.