Una rete capillare che ogni settimana si mobilita per raccogliere sangue e garantire una risorsa indispensabile agli ospedali. È quella dell’Avis provinciale di Alessandria, realtà che conta 32 sedi e che nel 2025 ha raccolto complessivamente 13.892 donazioni.
I numeri dell’Avis Alessandria
I numeri raccontano la dimensione dell’attività. I soci dell’Avis provinciale sono 9.553. Delle donazioni effettuate lo scorso anno, 12.817 hanno riguardato il sangue intero, mentre 1.075 sono state dedicate a plasma e piastrine. Complessivamente, 7.080 raccolte sono state effettuate direttamente dall’Avis sul territorio, mentre la restante parte è arrivata dai centri ospedalieri.
L’organizzazione richiede un lavoro costante. L’Unità di raccolta si sposta nei diversi Comuni soprattutto durante i fine settimana, trasportando mezzi, materiali e attrezzature necessarie ai prelievi. Alle attività partecipano medici, infermieri e volontari, mentre le sedi comunali provvedono a coinvolgere i donatori.
Il sangue raccolto viene successivamente trasferito ai centri trasfusionali della provincia, in base alla zona di riferimento. Sono cinque gli ospedali indicati nella puntata come sedi di raccolta: Alessandria, Acqui, Casale, Novi e Tortona.
La complessità dell’organizzazione sta anche nella necessità di concentrare in una giornata, soprattutto la domenica, una parte consistente della raccolta destinata a sostenere il fabbisogno degli ospedali durante la settimana.
L’Avis provinciale si inserisce in una struttura nazionale ancora più ampia. In Italia l’associazione conta oltre 3.300 sedi comunali e circa 1,3 milioni di soci, con una raccolta annuale vicina ai 2 milioni di sacche tra sangue intero, plasma e piastrine. Secondo i dati forniti durante la trasmissione, questa attività contribuisce a coprire circa il 70% delle necessità della sanità pubblica.
Un gesto che può fare la differenza
Diventare donatore di sangue è un percorso semplice ma sottoposto a controlli precisi, pensati per tutelare sia chi dona sia la qualità del sangue raccolto. A spiegarlo, durante Filo Diretto, sono stati Piero Merlo e Giuseppe Tolomei, rispettivamente presidente e segretario dell’Avis provinciale di Alessandria.
I requisiti di base indicati sono tre: essere maggiorenni, essere in buona salute e avere un peso di almeno 50 chili. Chi si presenta per la prima donazione viene comunque sottoposto a una visita medica e alla compilazione di un questionario. Il medico valuta nel dettaglio le condizioni del candidato e verifica la presenza di eventuali situazioni che potrebbero rendere necessario rinviare la donazione.
Tra gli elementi che possono essere presi in considerazione ci sono anche i viaggi recenti all’estero e il possibile contatto con virus trasmessi dalle zanzare. Solo dopo la valutazione complessiva il medico autorizza il prelievo.
La donazione di sangue intero, in condizioni normali, dura pochi minuti: generalmente tra sette e otto minuti, con un limite indicato di circa dieci minuti. Il quantitativo standard prelevato è di 450 millilitri.
Durante la procedura vengono inoltre raccolte alcune provette destinate agli esami clinici. In questo modo il donatore riceve anche informazioni sul proprio stato di salute, attraverso i controlli effettuati in occasione delle donazioni.
La frequenza dei prelievi varia in base alle condizioni del donatore. Per il sangue intero, l’intervallo indicato è normalmente di 90 giorni per gli uomini, mentre per le donne in età fertile viene dimezzato. Dopo i 65 anni, per chi dona regolarmente, la frequenza tende invece a rallentare.
La donazione viene così descritta dall’Avis come un gesto di solidarietà verso una persona che potrebbe essere sconosciuta al donatore, ma anche come un’attività accompagnata nel tempo da controlli medici. Un impegno di pochi minuti che contribuisce alla raccolta di una risorsa fondamentale per la sanità.
Servono nuovi donatori e più plasma
I giovani si avvicinano alla donazione, ma mantenere nel tempo il loro coinvolgimento resta una delle principali sfide per l’Avis. È uno dei temi affrontati durante la trasmissione dai rappresentanti dell’Avis provinciale di Alessandria, che hanno raccontato l’esperienza delle sezioni locali.
Nelle attività di raccolta arrivano regolarmente nuovi donatori, spesso giovani, sia ragazzi sia ragazze. Il passaparola rappresenta uno dei canali attraverso cui si avvicinano all’associazione e, in diversi casi, la prima donazione non rimane un episodio isolato. Anche la presenza di una tradizione familiare legata alla donazione viene indicata come un elemento importante nel favorire questo percorso.
La difficoltà emerge soprattutto quando si parla di continuità nella vita associativa. I giovani, dopo aver iniziato a donare, possono trasferirsi per studio o per costruire il proprio futuro lontano dai luoghi di residenza. Questo rende più difficile la loro presenza quando arriva il momento della chiamata alla donazione.
Anche i viaggi all’estero possono determinare periodi di sospensione. Tra gli esempi citati durante la trasmissione, un viaggio negli Stati Uniti o in Canada può comportare una sospensione di 28 giorni prima di poter tornare a donare.
A pesare sulla raccolta c’è inoltre il periodo estivo. L’Avis segnala un calo delle donazioni dopo un’estate particolarmente calda e ricorda che il bisogno di sangue non si ferma durante le vacanze.
L’associazione richiama anche l’attenzione sulla donazione di plasma, che può essere effettuata nei centri trasfusionali ed è indicata come una raccolta sempre più richiesta.
L’appello finale è rivolto a chi non ha mai donato ma si trova in buona salute: avvicinarsi all’Avis e provare a diventare donatori significa contribuire a una necessità che non può essere soddisfatta attraverso una produzione artificiale. Il sangue, infatti, può arrivare soltanto da un altro essere umano.