Commemorazione

Medaglie d’onore agli internati militari italiani: ad Alessandria il ricordo di chi disse no al nazifascismo

Tra i riconoscimenti quello alla memoria di Lio Ballerini, nonno del sindaco di Valenza

Medaglie d’onore agli internati militari italiani: ad Alessandria il ricordo di chi disse no al nazifascismo

ALESSANDRIA – Una scelta tragica, compiuta da centinaia di migliaia di militari italiani consapevoli delle conseguenze del loro rifiuto di collaborare con il nazifascismo. È stata ricordata anche ad Alessandria, nella sala della Prefettura, la vicenda degli Internati militari italiani (IMI), in occasione della giornata dedicata a coloro che furono deportati nei campi di concentramento tedeschi dopo l’8 settembre 1943.

Tra i riconoscimenti quello alla memoria di Lio Ballerini, nonno del sindaco di Valenza

Il 20 settembre 1943 Adolf Hitler stabilì il nuovo status dei militari italiani catturati dopo l’armistizio, trasformandoli in internati militari e negando loro le tutele previste dalla Convenzione di Ginevra. Una condizione che consentì al regime nazista di impiegarli come forza lavoro coatta. Furono oltre 650 mila i militari italiani che scelsero la deportazione nei Lager pur di non aderire alla collaborazione con il nazifascismo.

La cerimonia in Prefettura è stata l’occasione per consegnare le Medaglie d’onore conferite dal Presidente della Repubblica alla memoria degli ex deportati e internati. Tra i destinatari anche Lio Ballerini, nonno del sindaco di Valenza Luca Ballerini, che ha ricevuto la medaglia per conto della famiglia, consegnandola al fratello Matteo.

«Nostro nonno Lio era arruolato nei Marò – ha raccontato – fu deportato al campo di concentramento di Stalag XI, dove rimase circa tre anni. Dai suoi racconti sappiamo che poi era tornato a piedi, partendo da Stalag XI per raggiungere l’isola d’Elba». Le onorificenze sono state conferite anche alla memoria di Carlo Banzato, Libero Rota, Stefano Forno, Maria Caterina Armella, Alfonso Ariotti, Pasquale Vacca, Giovanni Battista Caneva e Amedeo Bini. Alla cerimonia hanno partecipato numerosi sindaci del territorio.

Un momento particolarmente significativo aveva preceduto la cerimonia ufficiale in Prefettura: il prefetto di Alessandria si era recato personalmente a Valmacca, nella casa di riposo dove risiede, per consegnare la medaglia all’unico destinatario ancora in vita, Claudio Zeppa, 103 anni.

Un incontro carico di emozione, ma anche di memoria. «Devo dire che è stata un’esperienza bellissima, non solo per lui ma anche per noi», è stato sottolineato. Zeppa ha ringraziato per il riconoscimento, mostrando una lucidità che ha colpito i presenti e mantenendo intatto il ricordo di quanto vissuto durante gli anni della deportazione.

La cerimonia ha così unito la memoria delle vittime e dei deportati alla testimonianza delle famiglie, riportando al centro una pagina della storia italiana nella quale il rifiuto di aderire al nazifascismo significò per molti militari affrontare la prigionia, il lavoro coatto e condizioni durissime nei Lager.