Operare attraverso la bocca, raggiungere zone estremamente ristrette e trattare un tumore evitando, in determinati casi, interventi tradizionali molto invasivi. È una delle applicazioni più avanzate della chirurgia robotica.
Operare tumori in spazi molto ristretti
La chirurgia robotica non viene utilizzata allo stesso modo in tutte le specialità. Nell’ambito della chirurgia generale e viscerale gli spazi di accesso sono generalmente più ampi. Diversa è la situazione nella chirurgia cervico-facciale, dove Ansarin utilizza il robot per intervenire attraverso la bocca su tumori della testa e del collo, della laringe e della faringe.
La chirurgia transorale è stata avviata dall’équipe di Ansarin nel 2006. In precedenza, per raggiungere alcune neoplasie era necessario ricorrere ad accessi chirurgici molto invasivi, compresa l’apertura della mandibola. Procedure di questo tipo potevano lasciare conseguenze importanti sia dal punto di vista estetico sia sulla funzionalità della gola.
L’evoluzione del robot ha permesso di utilizzare un sistema single port, caratterizzato da un unico accesso di pochi centimetri posizionato nella bocca, dal quale vengono introdotti i piccoli bracci dello strumento. Il chirurgo può così lavorare dalla console disponendo di una visione tridimensionale dell’area interessata. L’ottica flessibile permette inoltre di osservare meglio i limiti della malattia.
L’obiettivo è rimuovere il tumore in maniera radicale dal punto di vista oncologico, preservando allo stesso tempo le strutture che in passato sarebbe stato necessario sacrificare per raggiungere la zona interessata.
Una tecnologia che richiede però esperienza e capacità specifiche. Sono ancora pochi i chirurghi cervico-facciali che utilizzano questo approccio, anche per la disponibilità delle piattaforme, dei casi e per la necessità di una formazione particolarmente approfondita.
La scelta resta al medico
Il robot può offrire nuove possibilità chirurgiche, ma non decide come e quando intervenire. La scelta resta nelle mani del chirurgo e, nel caso delle patologie oncologiche, nasce da un percorso multidisciplinare costruito sulle caratteristiche del singolo paziente.
Prima di arrivare all’intervento è fondamentale stabilire con precisione lo stadio della malattia. Nel caso dei tumori della testa e del collo, gli esami di stadiazione, tra cui risonanza magnetica e PET, consentono di definire l’estensione della patologia. Su questa base, chirurgo, oncologo medico, radioterapista e radiologo valutano insieme il trattamento più indicato.
La chirurgia robotica può rappresentare il trattamento definitivo oppure una parte del percorso terapeutico. L’obiettivo è evitare situazioni nelle quali un intervento non adeguato debba essere seguito da ulteriori procedure o trattamenti.
Durante la puntata si è parlato anche dei costi della tecnologia robotica e del suo utilizzo nella sanità pubblica. Secondo gli ospiti, il tema non può essere ridotto al prezzo della macchina o della sua manutenzione, ma deve comprendere anche quanto e come il robot venga utilizzato e quali conseguenze abbia sul percorso del paziente.
Un intervento mininvasivo può, in alcuni casi, consentire una degenza più breve e ridurre il ricorso ad altri trattamenti. Questo comporta conseguenze non soltanto per il paziente, ma anche per la famiglia e per l’organizzazione della vita quotidiana.
All’IEO la chirurgia robotica viene utilizzata da diverse specialità e l’attività coinvolge una squadra composta da chirurghi, anestesisti e strumentisti. Per questo la formazione è considerata centrale. Il robot, infatti, rimane uno strumento: la conoscenza, la responsabilità e l’etica appartengono al professionista che lo utilizza.
Anche l’insegnamento della chirurgia robotica sta entrando nei percorsi di formazione specialistica, con l’obiettivo di preparare i giovani medici all’utilizzo corretto della tecnologia.
Il futuro della lotta ai tumori
La chirurgia robotica rappresenta una delle innovazioni che hanno modificato il modo di affrontare alcune patologie oncologiche, ma il futuro della cura dei tumori non dipenderà da una sola tecnologia.
Nel corso della puntata è stato sottolineato il cambiamento avvenuto negli ultimi decenni nella prognosi e nella qualità della vita delle persone colpite da tumore. L’aspettativa è che questo percorso di miglioramento possa proseguire, anche grazie a strumenti diversi dalla chirurgia.
Tra le prospettive vengono indicati i nuovi farmaci e l’immunologia. La chirurgia, infatti, non viene considerata da sola come la soluzione delle malattie oncologiche, ma come uno degli strumenti disponibili all’interno di percorsi terapeutici più ampi.
Un ruolo importante viene attribuito anche alla prevenzione. Tra gli esempi citati c’è la vaccinazione contro l’HPV, collegata ad alcune neoplasie della gola, in particolare negli uomini. Sono inoltre in corso studi che puntano a sviluppare nuove possibilità legate alla vaccinazione, sia sul fronte della prevenzione sia su quello della cura.
Il confronto ha affrontato anche il rapporto tra pazienti e tecnologia. La diffusione delle informazioni ha fatto sì che oggi molti pazienti conoscano meglio le possibilità offerte dalla chirurgia robotica e, in alcuni casi, arrivino a chiedere direttamente questo tipo di trattamento.
Gli specialisti hanno però evidenziato l’importanza di non concentrarsi esclusivamente sulla macchina. La tecnologia può offrire strumenti avanzati, ma la sua efficacia dipende dalle persone che la utilizzano e dalla loro preparazione.
Lo stesso principio vale per la formazione dei giovani chirurghi. Il robot non sostituisce il medico e non agisce autonomamente: conoscenza, responsabilità ed etica rimangono elementi centrali del lavoro del professionista. Il futuro della chirurgia robotica viene quindi visto come un’evoluzione tecnologica che dovrà essere accompagnata da una formazione adeguata e da un utilizzo consapevole degli strumenti disponibili.