Martedì 4 agosto 2026 la Fototeca civica di Alessandria ha pubblicato una serie di fotografie che documentano l’attività dello zuccherificio di Spinetta Marengo. Gli scatti, realizzati nel 1965, restituiscono l’immagine di un complesso produttivo allora operativo e inserito nella vita economica del territorio, molto diverso dall’area ormai segnata dal degrado e dall’abbandono.
Dalle barbabietole alla raffinazione
Durante il periodo di funzionamento, nello stabilimento arrivavano camion carichi di barbabietole da zucchero. Il prodotto veniva scaricato nelle vasche di raccolta e successivamente trasferito, attraverso i nastri trasportatori, verso i reparti destinati alla lavorazione e alla raffinazione.
Lo zuccherificio rappresentava anche un’opportunità occupazionale per molti giovani della zona. Numerosi ragazzi vi iniziavano la propria esperienza lavorativa, guadagnando il primo stipendio e affiancando il personale assunto in modo stabile. Le fotografie conservate dalla Fototeca civica mostrano quindi non soltanto impianti e strutture, ma anche una fase della storia industriale e sociale del territorio.
La storia dello stabilimento
Secondo le informazioni dell’Archivio di Stato di Alessandria, lo zuccherificio fu fondato nel maggio 1900. La proprietà apparteneva a una società a capitale belga con sede a Liegi, la Société Générale de Sucrerie. La produzione annuale raggiungeva circa 10.000 quintali di zucchero.
In seguito l’impianto venne ceduto al Gruppo Cavarzere. Le attività furono poi concentrate nello stabilimento del gruppo a Casei Gerola, in provincia di Pavia, e il sito di Spinetta Marengo venne chiuso. Da allora il complesso ha progressivamente perso la sua funzione produttiva, fino a diventare una testimonianza dell’industria legata alla trasformazione agricola del Novecento.
All’inizio degli anni Duemila l’area era stata considerata anche come possibile spazio per uno sviluppo commerciale. I progetti, tuttavia, furono rallentati dall’assenza di un secondo ponte sul fiume Bormida. Successivamente emerse anche la presenza di Cromo VI nel terreno, un problema ambientale che bloccò ulteriori ipotesi di riutilizzo. Oggi ciò che resta dell’ex zuccherificio si trova lungo un’area percorsa quotidianamente dalle automobili, mentre le immagini storiche ne conservano il ricordo quando gli impianti erano ancora in funzione.