cronaca

Agguato a colpi di pistola nel centro di Chivasso: due misure cautelari per tentato omicidio con matrice mafiosa

La sparatoria era avvenuta il 30 giugno in pieno centro. Uno dei due indagati è stato arrestato anche per il possesso illegale di una pistola carica

Agguato a colpi di pistola nel centro di Chivasso: due misure cautelari per tentato omicidio con matrice mafiosa

Due uomini sono stati raggiunti da misure cautelari nell’ambito delle indagini sull’agguato a colpi di pistola avvenuto il 30 giugno scorso nel centro di Chivasso, nel Torinese.

L’agguato nel centro di Chivasso

Entrambi sono gravemente indiziati, in concorso, di tentato omicidio premeditato e porto illegale di arma in luogo pubblico, reati aggravati dal metodo mafioso.

Il provvedimento è stato eseguito nel pomeriggio del 10 ottobre dalla Polizia di Stato, su ordinanza del gip del Tribunale di Torino, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Per uno dei due uomini è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre per l’altro sono stati stabiliti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

Nel corso delle operazioni, quest’ultimo è stato inoltre arrestato in flagranza per detenzione illegale di arma da fuoco. Nella sua abitazione gli investigatori hanno infatti trovato una pistola calibro 6,35, rifornita di munizioni e pronta a sparare.

L’inchiesta era partita dopo la sparatoria del 30 giugno, quando Francesco LLacqua era stato raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco, riportando gravi ferite alla coscia e all’avambraccio sinistri. La sparatoria avvenne a pochi passi da una scuola. L’intento era quello di dare un avvertimento in pieno stile mafioso, non di uccidere.

Le indagini, inizialmente condotte dai Carabinieri di Chivasso sotto il coordinamento della Procura di Ivrea e successivamente sviluppate dalla Squadra Mobile di Torino con la Direzione distrettuale antimafia, hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’agguato e individuare i presunti responsabili.

Secondo quanto emerso, il fatto sarebbe maturato nell’ambito di contrasti familiari sviluppatisi in un contesto criminale di matrice ’ndranghetista.

L’esecuzione delle misure è stata determinata anche dalla fuga di notizie e dalla successiva pubblicazione su organi di stampa locali di informazioni coperte da riserbo investigativo, relative ad accertamenti ancora in corso. Su questi aspetti sono state avviate ulteriori indagini.

A incidere sulle tempistiche dell’intervento sono stati inoltre alcuni dialoghi degli indagati, monitorati nel corso dell’inchiesta, dai quali sarebbero emersi propositi di ritorsione legati ad altre vicende personali.