E’ stato positivo l’esito del tavolo di crisi interregionale Piemonte e Liguria, convocato questa mattina a Torino per discutere del futuro dei lavoratori ex Ilva.
Un documento condiviso
Piemonte e Liguria hanno condiviso un documento in cinque punti, che sarà trasmesso alla Presidenza del Consiglio e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per garantire la continuità produttiva degli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi e tutelare i lavoratori.
Tra le richieste figurano il mantenimento dell’unità del gruppo siderurgico, senza vincoli di esclusività nelle forniture da Taranto, e la predisposizione di un piano operativo di ordini e acquisti che assicuri la sostenibilità degli stabilimenti che venga illustrato alle amministrazioni regionali e comunali interessate.
Le due Regioni chiedono inoltre pari tutele per i lavoratori dell’indotto e si dichiarano pronte ad anticipare la cassa integrazione, per evitare ritardi nei pagamenti, in caso di necessità.
Infine, è stato concordato di rendere permanente il tavolo congiunto tra Piemonte e Liguria, che continuerà a riunirsi fino all’individuazione di una nuova proprietà.
I numeri di Piemonte e Liguria
In Piemonte, la vertenza ex Ilva coinvolge complessivamente 614 lavoratori, di cui 542 nello stabilimento di Novi Ligure e 72 in quello di Racconigi.
In Liguria il fermo riguarda oggi 280 dei 917 lavoratori dello stabilimento genovese di Cornigliano (con la nuova istanza si arriverebbe a 870) e tutti i 193 lavoratori Ilva in amministrazione straordinaria.
Per 585 lavoratori dei siti piemontesi è stato richiesto un nuovo intervento di cassa integrazione, che interessa 515 dipendenti a Novi Ligure e 70 a Racconigi. A questo quadro si aggiunge la situazione dello stabilimento Sanac di Gattinara, che occupa circa 55 lavoratori, di cui 50 in cassa integrazione.