Dall’eccellenza della riabilitazione al Borsalino all’umanizzazione delle cure, passando per le opportunità di formazione universitaria e le prospettive di ricerca dell’IRCCS di Alessandria.
Borsalino, un’eccellenza nella riabilitazione
Il professor Marco Invernizzi, presidente del corso di laurea in Fisioterapia dell’Università del Piemonte Orientale, è stato inserito per il quinto anno consecutivo nella classifica internazionale Stanford 2% Top Scientist, che individua i ricercatori più influenti al mondo. Un riconoscimento che valorizza anche il lavoro svolto ad Alessandria e le collaborazioni scientifiche sviluppate negli anni.
La classifica, elaborata attraverso un algoritmo che misura l’impatto dei ricercatori nei rispettivi ambiti di competenza, rappresenta per Invernizzi un risultato collettivo, frutto del lavoro con l’UPO, con le diverse aree dell’IRCCS di Alessandria e con altri gruppi di ricerca nazionali e internazionali.
Nel corso della trasmissione si è parlato anche del ruolo dell’ospedale Borsalino, dove Invernizzi lavora da oltre cinque anni. Si tratta di una struttura monospecialistica dedicata alla riabilitazione, particolarmente rara in Italia per la varietà delle attività proposte.
L’offerta comprende la riabilitazione ortopedica e neurologica, l’unità spinale, i percorsi per le persone con gravi cerebrolesioni e la riabilitazione cardiorespiratoria. A queste si aggiungono gli interventi nei reparti per acuti, dalla neurochirurgia alla terapia intensiva, e le attività riabilitative dell’ospedale pediatrico.
Durante l’intervista è stato ricordato anche Paolo Verta, che si era battuto per far crescere il Borsalino e trasformarlo in un punto di riferimento per le persone con gravi disabilità. Un esempio dell’importanza della collaborazione tra professionisti sanitari e associazioni dei pazienti, anche nella fase successiva al ricovero.
Guardando al futuro, una delle sfide riguarda il riconoscimento dell’IRCCS anche per la linea tematica della riabilitazione. Attualmente l’istituto è riconosciuto nell’area cardiologica e pneumologica, ma nei prossimi tre anni si lavorerà per ampliare questo ambito di ricerca.
Medical humanities e umanizzazione delle cure
La medicina non è fatta soltanto di diagnosi, esami e trattamenti. Al centro del percorso di cura deve rimanere la persona, con la sua storia, le sue esigenze e il proprio vissuto. È questo il principio delle medical humanities, uno degli ambiti di attenzione dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Alessandria e del centro studi dedicato all’interno del DAIRI.
Il professor Invernizzi ha evidenziato l’importanza di mantenere un rapporto umano tra professionista sanitario e paziente, soprattutto in un periodo caratterizzato da una crescente presenza della tecnologia e dell’intelligenza artificiale.
Tra gli aspetti fondamentali rientrano le cosiddette soft skill: empatia, capacità comunicative e ascolto. Elementi che non rappresentano un semplice complemento dell’attività sanitaria, ma possono contribuire concretamente all’efficacia delle cure.
Un esempio è la medicina narrativa, che permette al paziente di raccontare la propria malattia e il modo in cui la sta vivendo. Dedicare tempo all’ascolto significa considerare anche gli aspetti personali e psicologici della patologia, con benefici che, come ricordato da Invernizzi, sono documentati scientificamente.
Al Borsalino questa attenzione si traduce anche in iniziative come il verde terapeutico, con spazi pensati per favorire la tranquillità e il benessere psicologico delle persone costrette a trascorrere lunghi periodi in ospedale.
La riabilitazione, in particolare, offre la possibilità di sviluppare un rapporto più continuativo con il paziente. I tempi di assistenza possono essere utilizzati anche per comprendere meglio i suoi bisogni e accompagnarlo nel percorso di recupero.
In questa direzione si inserisce anche l’esperienza di VerbaCurant, progetto realizzato in passato al Borsalino e dedicato al valore terapeutico della parola. Un approccio che ribadisce come la cura non riguardi esclusivamente la patologia, ma anche la persona che la affronta.
Fisioterapia, all’UPO posti più che raddoppiati
Formare nuovi professionisti sanitari e offrire opportunità di studio e lavoro sul territorio. È uno degli obiettivi dell’Università del Piemonte Orientale, che negli ultimi anni ha potenziato i propri corsi di laurea in ambito sanitario. Tra questi c’è Fisioterapia, il percorso attivato ad Alessandria nel 2020 e diretto dal professor Invernizzi, oggi presidente del corso di laurea.
Partito con 20 posti disponibili, il corso è arrivato a quota 45, più che raddoppiando la propria capacità formativa. Un’espansione legata anche alle potenzialità dell’ospedale Borsalino, che mette a disposizione numerose aree cliniche, tutor, coordinatori e professionisti per accompagnare gli studenti durante la formazione.
Accanto alla laurea triennale è presente anche la scuola di specializzazione in Medicina fisica e riabilitativa, diretta dallo stesso Invernizzi. Ogni anno vengono accolti otto nuovi specializzandi, che svolgono una parte del proprio percorso formativo presso il Borsalino, all’interno della rete del Piemonte Orientale che comprende anche i policlinici di Alessandria e Novara.
Durante l’intervista è stata chiarita la differenza tra i percorsi universitari: Fisioterapia è una laurea triennale delle professioni sanitarie, mentre Medicina e Chirurgia prevede sei anni di studio. La specializzazione in fisiatria è invece riservata a chi ha già conseguito la laurea in Medicina.
Per quanto riguarda il lavoro, la fisioterapia continua a offrire ampie possibilità occupazionali, sia nel pubblico sia nel privato accreditato e non accreditato. I concorsi pubblici sono diminuiti rispetto al numero di laureati, ma la richiesta di professionisti rimane elevata. In base ai dati AlmaLaurea citati da Invernizzi, tutti i laureati del corso risultano occupati già al primo mese dopo la laurea.
L’UPO investe anche nell’orientamento, attraverso incontri nelle scuole superiori, open day e attività informative rivolte a studenti e famiglie. Il test di ingresso per le professioni sanitarie si svolge generalmente nella prima metà di settembre, mentre le iniziative di orientamento permettono di conoscere in anticipo i corsi, le modalità di immatricolazione e gli sbocchi professionali.
L’obiettivo è offrire nuove opportunità formative sul territorio e contribuire a formare professionisti che possano trovare spazio nel sistema sanitario locale.