Le raccomandazioni preliminari di Agenas sull’impiego della chirurgia robotica riaccendono il dibattito sul futuro di una tecnologia sempre più diffusa in sala operatoria. A Filo Diretto, il dottor Giuseppe Spinoglio, pioniere della chirurgia robotica, ha espresso perplessità sui criteri adottati per valutare l’efficacia di queste procedure.
La critica alle raccomandazioni di Agenas
Il documento esaminato durante la trasmissione esprime un giudizio favorevole soltanto per sei delle 21 procedure analizzate, con indicazioni restrittive anche per ambiti come la chirurgia dell’obesità e quella di fegato e pancreas.
Secondo Spinoglio, il problema riguarda soprattutto il metodo di valutazione. Dimostrare un miglioramento della sopravvivenza, delle condizioni di salute o dei tempi di degenza è complesso, perché questi risultati dipendono da molteplici fattori e non soltanto dalla tecnica chirurgica utilizzata. Per questo, a suo giudizio, criteri troppo restrittivi rischiano di non riconoscere adeguatamente i benefici della robotica.
Il chirurgo contesta anche l’idea che questa tecnologia comporti necessariamente costi molto superiori rispetto alla laparoscopia. I prezzi dei robot e dei materiali, spiega, sono diminuiti rispetto al passato. Tra i vantaggi indica inoltre una maggiore standardizzazione delle procedure, con la possibilità di ottenere risultati più riproducibili e meno legati alle capacità individuali del singolo operatore.
Un altro aspetto riguarda l’organizzazione sanitaria. Spinoglio considera condivisibile la necessità di concentrare gli interventi più complessi, come quelli al pancreas, in centri ad alto volume, ma ritiene che questo obiettivo debba essere distinto dalla valutazione generale sull’utilizzo dei robot.
Il medico invita infine a confrontare le indicazioni italiane con le esperienze internazionali e con quelle di regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, dove la chirurgia robotica viene utilizzata in diversi ambiti.
Le raccomandazioni, secondo Spinoglio, non dovrebbero essere considerate definitive: il confronto scientifico e operativo resta fondamentale per valutare correttamente le potenzialità della tecnologia.
Come utilizzare correttamente i robot
L’impiego della chirurgia robotica non può prescindere da una preparazione adeguata degli operatori e da controlli sulla qualità degli interventi.
Secondo il chirurgo, il dibattito non dovrebbe limitarsi a stabilire quali operazioni possano essere eseguite con il robot, ma dovrebbe concentrarsi anche sulle competenze di chi lo utilizza. L’esperienza dei primi anni della robotica, quando gli specialisti dovevano costruire autonomamente percorsi di apprendimento e procedure condivise, dimostra quanto sia importante oggi disporre di una formazione strutturata.
Spinoglio ritiene necessari corsi specifici e periodi di tutoraggio, affinché i chirurghi imparino a eseguire gli interventi secondo tecniche standardizzate. Non basta, quindi, un breve corso per acquisire le competenze richieste: occorre comprendere la procedura, la tecnica e l’approccio complessivo all’intervento.
Accanto alla formazione, il medico propone controlli periodici negli ospedali che utilizzano questa tecnologia. Le verifiche dovrebbero comprendere l’analisi delle cartelle cliniche, delle complicanze e dell’appropriatezza delle procedure, con il coinvolgimento anche di commissioni esterne e specialisti esperti.
L’obiettivo, sottolinea Spinoglio, non dovrebbe essere quello di punire gli operatori, ma di individuare eventuali criticità e migliorare progressivamente i risultati.
Durante la trasmissione è stato citato anche l’esempio dell’ospedale Niguarda di Milano. In una particolare organizzazione delle sedute operatorie, con due robot e attività anche al sabato, sarebbe stato possibile eseguire 25 colecistectomie in una giornata, riducendo i costi.
Per Spinoglio, la sicurezza della chirurgia robotica dipende dunque da più elementi: tecnologia adeguata, preparazione degli operatori, procedure condivise e valutazione continua dei risultati. Un percorso che, a suo giudizio, dovrebbe riguardare non soltanto la robotica, ma più in generale l’attività chirurgica ospedaliera.
Giovani chirurghi e futuro della professione
Il futuro della chirurgia passa anche dalla capacità di attrarre nuovi professionisti. Secondo Spinoglio, sono sempre meno i giovani che scelgono la chirurgia generale, una specialità che richiede un impegno particolarmente intenso. Per esercitarla con competenza, spiega, sono necessari studio e aggiornamento continui, oltre a una disponibilità che può incidere significativamente sulla vita privata.
A queste difficoltà si aggiunge l’aspetto economico. Il medico giudica poco adeguata la remunerazione, soprattutto durante il percorso di specializzazione, che richiede anni di formazione e comporta una disponibilità economica limitata. La combinazione di sacrifici professionali e prospettive economiche ridotte rischia quindi di rendere meno interessante questa carriera.
Nel corso della trasmissione è stato sollevato anche il tema delle raccomandazioni di Agenas sulla chirurgia robotica. L’eventualità di restrizioni nell’impiego di queste tecnologie potrebbe rappresentare, secondo Spinoglio, un ulteriore elemento di scoraggiamento per chi si avvicina alla professione.
Il chirurgo ritiene infatti che la possibilità di apprendere tecniche moderne e di sviluppare competenze avanzate sia importante per rendere stimolante il percorso professionale. Tornare a una chirurgia meno tecnologica, limitando l’accesso a strumenti ormai diffusi in numerosi ospedali, potrebbe ridurre ulteriormente l’attrattiva della specialità.
Per questo, a suo giudizio, è necessario un intervento capace di rilanciare la professione, affrontando le difficoltà della formazione e le condizioni economiche dei giovani medici.
Il tema si collega al dibattito più ampio sulla chirurgia robotica: garantire un utilizzo sicuro delle tecnologie richiede operatori preparati, ma formare nuove generazioni di specialisti significa anche offrire loro prospettive professionali adeguate e la possibilità di lavorare con strumenti innovativi.