I consigli degli esperti

Funghi, riconoscerli prima di mangiarli: il controllo dei micologi

Anche i raccoglitori esperti sono invitati a sottoporre il raccolto agli sportelli micologici. Attenzione alle specie velenose e ai funghi deteriorati

Funghi, riconoscerli prima di mangiarli: il controllo dei micologi

Ospiti a Filo Diretto gli esperti micologi Mario Savina e Antonella Mirizzi spiegano anche come raccogliere correttamente i funghi senza danneggiare il bosco e come riconoscere le specie commestibili.

Una stagione ancora in attesa della pioggia

La stagione dei funghi, almeno per il momento, non sta regalando grandi raccolti sul territorio. La presenza dei funghi è infatti legata a una serie di condizioni ambientali che devono verificarsi contemporaneamente, a partire dalla pioggia e dalla temperatura.

Gli esperti spiegano che non basta che cada molta acqua: sono particolarmente importanti precipitazioni lente, continue e durature, capaci di penetrare nel terreno. Le piogge molto intense, soprattutto in collina e in montagna, tendono invece a scorrere via rapidamente. Anche il vento, la temperatura e la quantità di foglie presenti nel bosco possono incidere sulla comparsa dei funghi.

Un altro aspetto riguarda il modo in cui vengono raccolti. Quello che viene portato a casa è infatti il corpo fruttifero, mentre il vero organismo del fungo si trova nel terreno, costituito dalle ife. Per questo gli esperti consigliano di raccogliere il fungo con una lieve torsione, cercando di ridurre al minimo il danno alla parte sotterranea.

Il taglio con il coltello non è comunque sempre vietato, ma deve essere effettuato con attenzione e cercando di estrarre l’intero corpo fruttifero. Lasciare una parte nel terreno può infatti favorire fenomeni di marcescenza e, soprattutto, può eliminare elementi utili ai micologi per identificare correttamente la specie.

Anche il contenitore utilizzato durante la raccolta ha la sua importanza. Il cestino consente alle spore di ricadere nel bosco e favorisce quindi il naturale ciclo del fungo, mentre le buste di plastica non permettono questo processo.

La raccomandazione degli esperti resta quindi quella di raccogliere con attenzione, rispettando il bosco e, soprattutto, evitando di portare a casa funghi che non siano stati identificati con certezza.

Il controllo dei micologi

Con i funghi la prudenza non è mai troppa. Anche chi raccoglie da molti anni può trovarsi davanti a esemplari difficili da identificare, a specie che possono cambiare caratteristiche o a funghi commestibili che, se deteriorati o parassitati, non sono più adatti al consumo.

Per questo gli esperti intervenuti a Filo Diretto invitano i cittadini a utilizzare gli sportelli micologici dell’ASL, presenti ad Alessandria, Acqui, Casale, Novi e Tortona. Il controllo non serve soltanto a stabilire se un fungo sia commestibile, ma rappresenta anche un momento di formazione sulle corrette modalità di raccolta e di comportamento nel bosco.

L’attenzione deve essere massima soprattutto davanti alle specie che possono essere confuse tra loro. Tra gli esempi mostrati durante la trasmissione ci sono l’Amanita muscaria, che non deve essere consumata, e l’Amanita caesarea, specie commestibile. Ancora più delicato è il riconoscimento dell’Amanita phalloides, anche nella varietà alba, un fungo velenoso per il quale l’identificazione deve essere certa.

La regola indicata dagli esperti è semplice: se non ci sono sufficienti elementi per riconoscere con sicurezza un esemplare, il fungo deve essere scartato. In micologia non sono ammesse incertezze quando il prodotto è destinato al consumo.

In caso di intossicazione entra invece in gioco una collaborazione tra diverse strutture. L’ospedale può rivolgersi ai micologi per identificare il fungo e successivamente ai centri antiveleni, che forniscono indicazioni sulla terapia.

Anche dal punto di vista alimentare è necessaria moderazione. I funghi sono composti per circa il 90% da acqua e contengono sali minerali, ma sono alimenti non facilmente digeribili. Per questo viene sconsigliato consumarne grandi quantità o organizzare pasti interamente a base di funghi. Particolare cautela viene indicata per bambini in età scolare, anziani e donne in gravidanza e per chi affronta terapie importanti che sottopongono il fegato a stress.

Dai boschi all’albo nazionale

Conoscere i funghi significa imparare a riconoscerli, ma anche comprendere il ruolo che svolgono nell’ambiente. È uno degli aspetti emersi durante la puntata, insieme alle attività svolte dai micologi sul territorio.

Gli sportelli micologici dell’ASL rappresentano un punto di riferimento per i cittadini che vogliono verificare la commestibilità dei propri raccolti. Il controllo è accompagnato anche da indicazioni sulle corrette pratiche da adottare nel bosco, dalla scelta del contenitore alla modalità di raccolta.

L’attività comprende anche la formazione professionale. L’ASL organizza corsi finalizzati all’idoneità dei venditori di funghi, mentre il percorso per diventare micologo viene organizzato a livello regionale attraverso associazioni di micologia. Il corso dura due anni e si conclude con un esame gestito dal Ministero. È poi prevista l’iscrizione all’albo nazionale dei micologi.

La puntata ha permesso inoltre di approfondire il rapporto tra funghi e piante. La parte sotterranea del fungo, attraverso le ife, può stabilire con le piante un rapporto di micorriza. In questo sistema la pianta cede zuccheri al fungo attraverso la fotosintesi, mentre il fungo partecipa allo scambio di acqua e altre sostanze.

È anche questo legame con il bosco a spiegare la passione dei due esperti per la micologia. La conoscenza dei funghi nasce dalla frequentazione dell’ambiente naturale e porta a un continuo approfondimento, perché ogni specie e ogni rapporto con l’ecosistema possono offrire nuovi elementi da studiare.

La micologia diventa così non soltanto uno strumento per riconoscere ciò che può essere raccolto e mangiato, ma anche un modo per comprendere meglio il funzionamento del bosco e imparare a frequentarlo nel rispetto del suo equilibrio.