Sanità

IRCCS Alessandria: non un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase

Il percorso dell’Aou Alessandria guarda al consolidamento dell’area cardiorespiratoria e alla futura estensione alla riabilitazione

IRCCS Alessandria: non un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase

Il riconoscimento IRCCS ottenuto dall’AOU di Alessandria non rappresenta un traguardo definitivo, ma l’avvio di una nuova fase. Il lavoro dei prossimi anni sarà rivolto a consolidare l’attività scientifica e clinica e ad ampliare progressivamente le aree coinvolte.

Il percorsi dell’IRCCS Alessandria

Il riconoscimento ministeriale riguarda l’area cardiorespiratoria, identificata attraverso le categorie MDC4 e MDC5. Si tratta di un ambito che comprende numerose discipline e attività, dalla cardiologia alla cardiochirurgia, dalla pneumologia alla chirurgia toracica, dalla nefrologia alla riabilitazione cardiorespiratoria.

Il percorso dell’ospedale, però, ha radici precedenti e si era sviluppato inizialmente sulle patologie ambientali, con particolare attenzione al mesotelioma. Con il cambiamento della normativa e l’adozione di criteri internazionali, la candidatura è stata ricondotta all’area cardiorespiratoria.

Macconi ha ribadito che l’IRCCS non deve essere considerato soltanto come un riconoscimento legato a una singola patologia o a pochi reparti. L’intera azienda ospedaliera universitaria partecipa al percorso, mentre le discipline riconosciute dal Ministero entreranno nelle reti nazionali ed europee.

Una delle prossime sfide sarà l’estensione del percorso alla riabilitazione, con il suo principale riferimento al Borsalino. L’obiettivo sarà quindi procedere per tappe, ampliando progressivamente le strutture e le attività che potranno essere riconosciute.

Il percorso, inoltre, dovrà essere costantemente mantenuto: il riconoscimento ministeriale deve infatti essere confermato ogni quattro anni. Tra gli aspetti da rafforzare nei prossimi anni viene indicata anche la capacità di raccogliere risorse attraverso il fundraising.

L’IRCCS, dunque, viene descritto come un punto di partenza per una fase di crescita che coinvolgerà ricerca, attività clinica, assistenza e organizzazione.

Dalla ricerca locale alla dimensione europea

La crescita dell’IRCCS di Alessandria passa anche dalla capacità di confrontarsi con la ricerca europea e di coinvolgere il territorio. Una dimensione che, secondo il dottor Antonio Maconi, è destinata ad avere un peso sempre maggiore.

Una parte significativa delle risorse per la ricerca viene assegnata attraverso grant e bandi competitivi. Alcuni di questi richiedono la partecipazione a progetti europei insieme ad altri partner internazionali. La capacità di costruire collaborazioni oltre i confini nazionali potrebbe inoltre diventare sempre più importante nei criteri di valutazione della ricerca.

Al centro c’è anche il concetto di ricerca traslazionale, cioè la possibilità di trasferire i risultati della ricerca direttamente nella pratica clinica e nell’assistenza al paziente. È uno degli elementi che caratterizzano gli ospedali capaci di collegare attività scientifica e cura.

In questo scenario Alessandria punta quindi a non essere una realtà isolata o periferica, ma a inserirsi in una dimensione più ampia. Maconi ha ricordato come in Europa siano presenti ospedali di riferimento, citando in particolare le realtà di Berlino e Parigi per la capacità di integrare ricerca e attività clinica.

Ma la crescita dell’IRCCS passa anche dal rapporto con il territorio. La scorsa settimana è stato avviato un primo confronto con i sindaci della provincia, organizzato dal presidente della Provincia Luigi Benzi. L’obiettivo è aumentare la conoscenza del percorso e coinvolgere la comunità locale.

Il coinvolgimento dei circa 430 mila abitanti della provincia viene considerato importante anche per un altro motivo: tra gli elementi che devono essere rafforzati c’è la capacità di raccogliere fondi. Per questo il fundraising e la partecipazione della comunità rappresentano una delle principali sfide dei prossimi quattro anni.

La dimensione dell’IRCCS, quindi, non viene vista soltanto all’interno dell’ospedale, ma anche nel rapporto con il territorio e con la rete europea della ricerca.

Il nuovo ospedale

Il percorso dell’IRCCS si intreccia con quello del nuovo ospedale di Alessandria. La futura struttura dovrà infatti tenere conto non soltanto delle esigenze assistenziali, ma anche della ricerca e della formazione universitaria.

Alla fine di settembre si è concluso il bando di gara per il nuovo ospedale, con 14 aziende interessate. Per Maconi la nuova struttura dovrà essere progettata considerando il ruolo dell’IRCCS e le attività che già oggi si svolgono all’interno dell’AOU.

L’intera azienda ospedaliera universitaria fa parte del percorso IRCCS, anche se soltanto alcune discipline sono comprese nello specifico riconoscimento ministeriale. L’obiettivo indicato è ampliare progressivamente le aree riconosciute, a partire dalla riabilitazione.

Un elemento centrale riguarda gli spazi per la ricerca. All’interno del DAIRI lavorano circa 140 persone, con circa un centinaio di addetti alla ricerca tra personale sanitario e amministrativo. Ma il nuovo ospedale dovrà tenere conto anche della forte presenza universitaria.

Ogni anno il corso di medicina conta 154 nuove matricole, mentre infermieristica ne accoglie 90 e fisioterapia 35. Considerando la durata dei diversi corsi, sono circa 1.300 gli studenti che frequentano quotidianamente l’ospedale. A questi si aggiungono specializzandi e borsisti.

Secondo Maconi, l’attuale struttura fatica a sostenere questa presenza. Il nuovo ospedale dovrà quindi prevedere anche spazi per la didattica, con aule distribuite nei diversi dipartimenti. La formazione medica, infatti, si svolge sempre più direttamente sul campo e nelle corsie.

Sul piano organizzativo, entro la fine dell’anno dovrebbe essere definita la composizione dei due principali organi dell’IRCCS: direttore generale e direttore scientifico. Successivamente sarà affrontata la scelta tra la trasformazione in fondazione di diritto pubblico e il mantenimento dell’attuale configurazione.

Il percorso procederà comunque per tappe. Secondo Maconi, per arrivare all’IRCCS a pieno regime potrebbero essere necessari circa cinque o sei mesi dopo la definizione del nuovo assetto.