Il governo ha varato il decreto-legge che introduce misure urgenti a sostegno dei lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto, ma i sindacati replicano che questa misura non è sufficiente e annunciano altre azioni di protesta, a partire dallo sciopero di altre 48 ore.
Il corteo ad Alessandria
Questa mattina, ii lavoratori dello stabilimento piemontese hanno raggiunto Alessandria. Il corteo promosso da Fim, Fiom e Uilm è partito dalla stazione ferroviaria di Alessandria per raggiungere la Prefettura, dove i sindacati esporranno le loro preoccupazioni e rivendicheranno le necessarie azioni per fronteggiare questa pesante emergenza che interessa il territorio del basso Piemonte.
L’incontro in Prefettura
Il perfetto di Alessandria, Alessandra Vinciguerra, ha telefonato al commissario straordinario di Acciaierie d’Italia Giancarlo Quaranta davanti alla delegazione ex Ilva, chiedendo un incontro immediato per dare risposte ai lavoratori. Lunedì, intanto, si terrà nuovo incontro in Prefettura ad Alessandria.
Nel confronto con il Prefetto, i rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto garanzie concrete sul futuro dello stabilimento, dopo che i commissari hanno prospettato soluzioni per assicurare la continuità produttiva a Taranto e Genova.
Come spiegato dai sindacati al termine dell’incontro, per Taranto e Genova sono state individuate soluzioni che dovrebbero consentire di proseguire le attività almeno fino ai primi mesi del 2027, evitando nell’immediato il ricorso alla cassa integrazione, fatta eccezione per una sospensione nel periodo natalizio. Per Novi Ligure, invece, resta aperta la questione della disponibilità di coils con caratteristiche adatte alla laminazione. I commissari ritengono possibile individuare soluzioni analoghe a quelle degli altri siti entro il primo trimestre del 2027.
I sindacati contestano però alcune valutazioni tecniche contenute nel documento dei commissari e chiedono chiarimenti sulla gestione dello stabilimento novese. La richiesta principale è ottenere un incontro con i commissari in tempi immediati, per conoscere le prospettive produttive e occupazionali del sito.
La mobilitazione proseguirà in assenza di risposte concrete. I rappresentanti dei lavoratori hanno avvertito che, se nei prossimi giorni non verrà fissata una data per il confronto, sono pronti a occupare lo stabilimento. “La nostra mobilitazione vale quanto quella di Taranto e Genova”, è il messaggio ribadito dai sindacati, che chiedono pari attenzione e garanzie anche per Novi Ligure.
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