Acqua

PFAS nei pozzi Aulara, Abonante: «L’acqua della rete cittadina è sicura». Il comitato “Ce l’ho nel sangue” chiede chiarezza

Il sindaco chiarisce che i pozzi 2 e 4 erano già stati chiusi in via precauzionale da SOGERI alcune settimane fa

PFAS nei pozzi Aulara, Abonante: «L’acqua della rete cittadina è sicura». Il comitato “Ce l’ho nel sangue” chiede chiarezza

CANTALUPO – La presenza di PFAS in alcuni pozzi del territorio alessandrino torna al centro del dibattito. Sulla vicenda sono intervenuti il sindaco Giorgio Abonante, con una dichiarazione sulla situazione dei pozzi Aulara 2 e 4, e il comitato “Ce l’ho nel sangue”, che in un proprio comunicato denuncia ritardi nell’informazione ai cittadini e chiede chiarezza sulle responsabilità istituzionali e industriali.

Il sindaco chiarisce che i pozzi 2 e 4 erano già stati chiusi in via precauzionale da SOGERI alcune settimane fa

Secondo quanto riferito dal primo cittadino, l’ASL AL ha trasmesso al Comune una proposta di ordinanza relativa ai due pozzi Aulara, dopo che i valori rilevati nella rete idrica si sono avvicinati alla soglia prevista dalla normativa, pur rimanendo entro i limiti di legge.

I pozzi erano già stati chiusi autonomamente da SOGERI, gestore della rete idrica, alcune settimane fa e in via precauzionale, in accordo con l’ASL. L’ordinanza firmata dal sindaco formalizza quindi il mantenimento della misura fino all’installazione degli opportuni sistemi di filtraggio, senza disporre una nuova chiusura.

Abonante sottolinea il funzionamento del sistema di controllo e monitoraggio: «SOGERI ha rilevato la situazione, ha valutato i dati e ha scelto di intervenire in via precauzionale, senza aspettare che venissero superati i limiti di legge che lo stesso Ministero definisce “sfidanti”».

Il sindaco ribadisce inoltre che, secondo quanto confermato dal servizio competente dell’ASL AL, «l’acqua potabile della rete cittadina è, ed è sempre stata, assolutamente sicura». L’Amministrazione assicura che continuerà a seguire l’evoluzione della situazione insieme ad ASL AL, EGATO 6 e SOGERI, garantendo trasparenza sulle informazioni disponibili.

Di segno critico il comunicato del comitato “Ce l’ho nel sangue”, intitolato “I PFAS nell’acqua, il silenzio delle istituzioni e l’elefante nella stanza”. Il gruppo contesta la gestione della comunicazione pubblica e chiede di chiarire quando e come le istituzioni e il gestore abbiano informato la popolazione.

Nel testo si fa riferimento anche alla situazione di Cantalupo, dove, secondo quanto riportato dal comitato, la cosiddetta “somma 4 PFAS” avrebbe raggiunto la soglia limite e l’ASL avrebbe consigliato la chiusura dei pozzi attraverso un’ordinanza precauzionale.

«ASL, Comune, gestore idrico: chi sapeva cosa e quando? Perché la popolazione non è stata informata tempestivamente?», si legge nel comunicato, che denuncia la mancanza di risposte e di informazioni chiare ai cittadini.

Il comitato richiama poi l’attenzione sulle responsabilità industriali, chiamando in causa lo stabilimento Syensqo e chiedendo che venga affrontato il problema dell’inquinamento attribuito all’attività produttiva. «Vogliamo nomi, date, atti e risposte. Non un altro giro di rassicurazioni. La salute delle persone non si gestisce a porte chiuse», conclude la nota.

Il confronto si concentra dunque su due aspetti: da una parte le misure precauzionali adottate per i pozzi Aulara e le rassicurazioni del sindaco sulla qualità dell’acqua distribuita dalla rete cittadina; dall’altra la richiesta del comitato “Ce l’ho nel sangue” di maggiore trasparenza sui controlli, sulle comunicazioni alla popolazione e sulle eventuali responsabilità legate alla contaminazione.