Dalla ristrutturazione del Palazzo di Giustizia alla carenza di personale, passando per i tempi dei processi, i decreti sicurezza e il futuro del carcere di San Michele. Sono questi i principali argomenti affrontati durante la puntata di oggi di Filo Diretto, che ha ospitato il presidente del Tribunale di Alessandria, Paolo Rampini.
I lavori al Tribunale di Alessandria
Il Palazzo di Giustizia di Alessandria si prepara a una profonda ristrutturazione. Dopo anni di attese e difficoltà, il progetto sta entrando in una fase concreta, con risorse ministeriali già stanziate e un programma che prevede anche una riorganizzazione degli spazi e il trasferimento di alcuni uffici alla Valfrè.
Tra gli interventi più vicini alla realizzazione c’è il rifacimento degli infissi. La Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria ha messo a disposizione 380 mila euro, una cifra importante anche se non sufficiente a coprire tutte le necessità dell’edificio. Il Ministero ha già autorizzato la trattativa e si sta lavorando alla bozza definitiva dell’accordo, che dovrà essere approvata prima del passaggio alla Corte dei Conti.
Il progetto complessivo prevede un investimento ministeriale di 5 milioni di euro per il Palazzo di Giustizia, ai quali si aggiungono un milione già destinato agli infissi esterni e il contributo della Fondazione.
La ristrutturazione sarà accompagnata da una razionalizzazione degli immobili utilizzati dal Tribunale. Lo Stato intende progressivamente abbandonare le sedi attualmente in affitto, concentrando le attività negli spazi pubblici. Alcuni uffici, tra cui il Tribunale di Sorveglianza e il Giudice di Pace, dovrebbero trovare collocazione alla Valfrè.
Per quest’area è previsto uno stanziamento di 20 milioni di euro, distribuito nel periodo 2027-2034. Rampini ha sottolineato l’importanza di seguire attentamente l’attuazione degli interventi, affinché le risorse annunciate si traducano effettivamente in opere.
Il presidente ha inoltre ribadito il valore della posizione attuale del Tribunale, a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Una collocazione strategica per chi arriva dai diversi centri della provincia e importante anche per mantenere viva una zona centrale della città.
L’obiettivo è quindi riqualificare il Palazzo di Giustizia, senza perdere la sua funzione di presidio nel cuore di Alessandria.
Personale sempre più ridotto
La ristrutturazione del Palazzo di Giustizia rappresenta un passo importante per il futuro del Tribunale di Alessandria, ma resta un problema che rischia di compromettere il funzionamento dell’intera struttura: la carenza di personale.
Il numero degli addetti all’Ufficio per il processo presenti ad Alessandria è diminuito sensibilmente. Dopo le stabilizzazioni e la successiva redistribuzione del personale sul territorio, si è passati da 43 a 28 unità, senza che siano arrivati nuovi lavoratori a compensare la riduzione.
Le difficoltà riguardano anche le procedure di reclutamento. I concorsi richiedono tempi lunghi e, quando le graduatorie diventano operative, diversi vincitori hanno già trovato un’altra occupazione. A questo si aggiunge la differenza retributiva rispetto ad altre amministrazioni pubbliche e la difficoltà, per chi proviene dal Sud, di trasferirsi in città del Nord dove il costo della vita è più elevato.
Rampini segnala inoltre la mancata assegnazione degli assistenti previsti per il Giudice di Pace, un servizio particolarmente importante per i cittadini. La situazione è aggravata anche da trasferimenti e uscite di personale che non vengono compensati.
La conseguenza è un rallentamento dell’attività giudiziaria, sia nel settore civile sia in quello penale. Il Tribunale alessandrino deve infatti gestire un carico di procedimenti particolarmente elevato, con numeri dei processi collegiali paragonabili a quelli di Genova.
Nei prossimi mesi sono attesi nuovi giudici, circostanza che dovrebbe consentire di raggiungere il pieno organico della magistratura, anche se il presidente avverte che la mobilità potrebbe rendere temporaneo questo risultato.
Tra le possibili strade per affrontare la carenza di personale c’è anche una maggiore collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale. I rapporti tra le due istituzioni sono già consolidati e una convenzione consente a uno studente di svolgere un tirocinio presso il Giudice di Pace, offrendo un supporto concreto all’attività quotidiana.
Rampini si è detto disponibile ad approfondire ulteriori forme di collaborazione, nella consapevolezza che senza personale adeguato anche gli investimenti strutturali rischiano di non essere sufficienti.
Sicurezza e carcere di San Michele
È ancora troppo presto per stabilire se i recenti decreti sicurezza abbiano prodotto una diminuzione della criminalità e della microcriminalità. Per valutare gli effetti delle nuove disposizioni bisognerà attendere che il percorso dei procedimenti giudiziari faccia emergere i primi risultati.
Secondo Rampini, tra l’intervento delle forze dell’ordine, il lavoro della Procura e l’arrivo dei procedimenti davanti al giudice esiste un percorso che richiede necessariamente tempo. Per questo motivo, al momento non è possibile formulare un giudizio definitivo sull’efficacia delle nuove misure.
Il presidente richiama invece l’attenzione sul carico di lavoro del Tribunale alessandrino, che deve affrontare un numero particolarmente elevato di procedimenti penali. I processi collegiali e le nuove cause in arrivo dalla Procura raggiungono volumi paragonabili a quelli del Tribunale di Genova.
Tra i procedimenti più impegnativi affrontati ad Alessandria vengono ricordati quelli relativi alla vicenda Solvay e alla Cascina Spiotta, oltre ad altri processi davanti alla Corte d’Assise.
Per Rampini, un elemento fondamentale nella prevenzione dei reati è rappresentato dalla rapidità dei processi. Una giustizia che riesce a intervenire in tempi adeguati costituisce infatti uno strumento importante per contrastare la criminalità. Per ottenere questo risultato, però, sono indispensabili personale e risorse sufficienti.
Nel corso dell’intervista è stato affrontato anche il futuro del carcere di San Michele, destinato interamente al regime del 41 bis. Su questo cambiamento il presidente esprime preoccupazione per le possibili conseguenze sulla città.
La presenza di un carcere ordinario, osserva Rampini, coinvolge una realtà molto più ampia della sola struttura penitenziaria: comprende i rapporti con i familiari dei detenuti, le attività lavorative e le iniziative che possono contribuire a ridurre la recidiva.
La trasformazione del carcere potrebbe quindi modificare profondamente questo rapporto con il territorio. Pur precisando di non voler entrare nelle valutazioni del Ministero, Rampini ritiene che, dal punto di vista della città, non si tratti di una notizia positiva.