Quattro agenti della Polizia Penitenziaria sono rimasti intossicati nell’incendio divampato nel pomeriggio di lunedì 12 ottobre, intorno alle 15.30, nella settima sezione del padiglione A, reparto ATSM, della Casa circondariale di Torino.
L’incendio nel carcere
Gli agenti sono stati accompagnati al Pronto Soccorso dell’ospedale Maria Vittoria e successivamente dimessi con prognosi comprese tra uno e due giorni.
Secondo le prime segnalazioni, a provocare il rogo sarebbe stato un detenuto italiano, che avrebbe incendiato un materasso e altri effetti personali. Il fumo si sarebbe rapidamente diffuso nella sezione, mettendo a rischio detenuti e operatori.
Il personale penitenziario è intervenuto per spegnere le fiamme e mettere in sicurezza le persone presenti. L’Osapp, il sindacato della Polizia Penitenziaria, riferisce tuttavia che gli agenti avrebbero operato senza maschere antincendio e che la manichetta utilizzata non avrebbe erogato acqua. Per domare il rogo, gli operatori si sarebbero organizzati trasportando secchi d’acqua riempiti sotto la doccia.
“Fatti che dovranno essere verificati con urgenza – dichiara il segretario generale Leo Beneduci -. Si è rischiata una strage, scongiurata grazie al coraggio e al senso del dovere del personale. Se sarà confermato che gli operatori hanno dovuto affrontare l’emergenza senza maschere antincendio e con una manichetta priva d’acqua, ci troveremmo di fronte a una situazione inaccettabile”
Il sindacato chiede verifiche immediate da parte degli organi competenti, l’accertamento delle eventuali responsabilità e controlli sulle attrezzature antincendio, sulle manutenzioni e sulle procedure adottate. “La sicurezza del personale e delle persone detenute deve essere una priorità assoluta. Non si può chiedere agli agenti di rischiare la vita per sopperire a eventuali carenze strutturali e organizzative. Prevenire è un dovere, accertare le responsabilità è un obbligo”, conclude Beneduci