Un patrimonio immobiliare e finanziario per un valore superiore a 700mila euro è finito sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta setta di Almese, in Bassa Val di Susa.
Il sequestro
La Procura della Repubblica di Torino ha emesso un decreto di sequestro preventivo d’urgenza nei confronti del sedicente maestro, attualmente detenuto, e di altri due indagati.
Il provvedimento è il risultato degli approfondimenti patrimoniali condotti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torino, sotto il coordinamento della Procura diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri. Al centro delle verifiche ci sono i presunti profitti illeciti accumulati negli anni dai vertici della comunità.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, a partire dal 2018 il principale indagato avrebbe formalmente trasferito il proprio patrimonio societario e immobiliare a prestanome di fiducia e a enti terzi, mantenendone però il controllo effettivo. Una modalità che avrebbe consentito di sottrarre i beni alla propria disponibilità formale.
Le indagini avrebbero inoltre ricostruito un consistente flusso di denaro proveniente dalle vittime e destinato al presunto guru e ai suoi più stretti collaboratori, attraverso versamenti in contanti, donazioni di terreni e abitazioni e la consegna di oggetti preziosi.
Il sequestro comprende conti correnti, carte prepagate e un fondo pensione intestati direttamente al principale indagato. Sono stati inoltre interessati decine di terreni e fabbricati nei Comuni di La Cassa, Viù e Givoletto, in provincia di Torino, riconducibili a una società agricola collegata a due stretti collaboratori del presunto maestro.
Nel provvedimento rientrano anche immobili e disponibilità finanziarie intestati alla fondazione che faceva capo alla comunità residenziale, situati ad Almese, Givoletto, Perlo, in provincia di Cuneo, e San Gregorio di Catania. Sequestrato anche il contenuto di una cassetta di sicurezza bancaria, nella quale sono stati trovati gioielli, monete storiche e decine di orologi da taschino d’epoca.
Tra i beni coinvolti figura anche un immobile in provincia di Cuneo che sarebbe stato destinato a diventare un centro di accoglienza o una casa rifugio per donne vittime di violenza.