È tornato all’Archivio di Stato di Torino un prezioso fascicolo che documenta le indagini sull’eccidio compiuto dalle truppe tedesche a Santhià nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, a pochi giorni dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Il fascicolo sulla strage di Santhià
Il documento, composto da circa 70 pagine dattiloscritte, era stato individuato online dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per il Piemonte e la Valle d’Aosta.
Il fascicolo era stato messo in vendita sul sito di un’attività commerciale della provincia di Parma specializzata in oggetti di militaria. La segnalazione ha portato all’intervento del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Torino, coordinato dalla Procura della Repubblica di Parma, che ha proceduto al sequestro del documento per impedirne la dispersione sul mercato privato.
Gli accertamenti hanno permesso di stabilire che il fascicolo proveniva dallo sgombero di un’abitazione privata effettuato nei primi anni Duemila e che, successivamente, era passato attraverso diversi mercatini dell’antiquariato, fatto che non ha reso possibile la ricostruzione dell’intera catena dei passaggi di proprietà.
Il contenuto rappresenta una testimonianza diretta della strage di Santhià. Nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945 una colonna tedesca composta da oltre 80 soldati entrò in paese e occupò l’ospedale locale. I militari compirono saccheggi in abitazioni e negozi e uccisero chi tentava di opporsi.
Nei verbali raccolti dalla Commissione per i Crimini di Guerra sono riportate le testimonianze dei cittadini sopravvissuti alla razzia. L’eccidio provocò almeno 50 vittime tra partigiani e civili, anche se si ipotizza che il numero reale possa essere stato superiore. Le indagini dell’epoca si conclusero con l’archiviazione del procedimento, non essendo stato possibile identificare i responsabili.
A ottant’anni dalla redazione, il fascicolo è stato quindi recuperato e restituito alla sua sede istituzionale, dove sarà conservata e valorizzata.
Alla cerimonia hanno partecipato il direttore dell’Archivio di Stato di Torino, il Soprintendente Archivistico e Bibliografico per il Piemonte e la Valle d’Aosta e il sindaco di Santhià.