Passare dalla gestione dell’emergenza a una strategia fondata sulla prevenzione, rendendo il servizio idrico più efficiente e preparato ad affrontare gli effetti di un clima sempre più estremo. È l’obiettivo del Patto per la Resilienza idrica, promosso da Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, al quale ha aderito anche Sogeri, società del Gruppo AMAG.
Il Patto per la Resilienza idrica
Il Patto ha origini dalla Water Resilience Strategy europea e individua sei linee d’azione rivolte alle imprese, alle istituzioni e al regolatore, per rendere il servizio idrico sempre più efficiente e capace di
reggere l’urto dei cambiamenti climatici.
“Per il Gruppo AMAG questo Patto rappresenta un impegno strategico che tiene insieme tutela della risorsa, capacità industriale e responsabilità verso il territorio”, sottolinea Stefano Franciolini, presidente e amministratore delegato del Gruppo Amag e tra i firmatari dell’accordo.
Secondo Franciolini, il percorso avviato con Sogeri verso una gestione sempre più integrata del servizio idrico permette di programmare con maggiore solidità gli investimenti e accelerare sull’innovazione. “La resilienza idrica non si costruisce soltanto rispondendo alle emergenze: richiede scelte di lungo periodo, collaborazione tra soggetti pubblici e capacità di fare sistema”, aggiunge Franciolini.
Per Mauro Bressan, presidente e amministratore delegato di SOGERI, l’adesione al Patto è coerente con il percorso già intrapreso dalla società. “La crisi climatica ci impone di rafforzare la capacità di prevenire sulle criticità. SOGERI è già impegnata nella digitalizzazione della rete tramite la sostituzione dei vecchi contatori con gli smart meter presso le utenze, la distrettualizzazione, il telecontrollo e la ricerca attiva delle perdite. Abbiamo inoltre un tavolo di dialogo permanente con i Sindaci”.
Il presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro, evidenzia come la resilienza idrica riguardi non soltanto il servizio, ma la qualità della vita, la tenuta del sistema economico e la sicurezza energetica del Paese. Per questo, secondo Utilitalia, è necessario accompagnare gli investimenti delle imprese con politiche e strumenti adeguati, soprattutto nei territori più fragili.
Le sei linee d’azione
Il Patto prevede innanzitutto una gestione industriale stabile e di lungo periodo, con la piena applicazione della regolazione del settore su tutto il territorio nazionale e concessioni adeguate ai reali fabbisogni di investimento. Importante l’intervento diretto di ARERA per garantire criteri uniformi nei territori dove la regolazione non è ancora pienamente applicata.
La seconda linea riguarda lo sviluppo di un sistema idrico “water-smart”, attraverso competenze, innovazione e digitalizzazione, con meccanismi regolatori premianti per gli operatori più virtuosi e una maggiore standardizzazione e interoperabilità dei dati.
Il terzo punto punta a favorire aggregazioni e cooperazione, superando la frammentazione gestionale e rafforzando la capacità economica e di investimento del settore, anche attraverso reti d’impresa, accesso al credito e condivisione delle strategie di innovazione.
La quarta linea propone di integrare infrastrutture, risorsa ed ecosistemi nella gestione del ciclo dell’acqua, promuovendo riuso, protezione delle falde, accumulo e soluzioni basate sulla natura, oltre al confronto sulla responsabilità estesa del produttore per contribuire al contrasto dei contaminanti emergenti.
Il quinto obiettivo è promuovere una cultura dell’acqua, attraverso campagne di sensibilizzazione coordinate e una collaborazione strutturata con il mondo della scuola.
Infine, il Patto vuole rafforzare il ruolo dei gestori come “sentinelle territoriali” di fronte agli effetti del cambiamento climatico. Per farlo vengono individuate due leve: la semplificazione delle procedure autorizzative e un adeguato riconoscimento tariffario per gli investimenti innovativi destinati alla prevenzione e alla resilienza dei territori.