sanità

Trapianti di cornea: la donazione come chiave per ridurre le liste d’attesa

Il professor Mauro Fioretto, primario emerito dell’Asl AL, ha spiegato a Filo Diretto l’evoluzione delle tecniche chirurgiche e il problema delle liste d’attesa

Trapianti di cornea: la donazione come chiave per ridurre le liste d’attesa

Il trapianto di cornea può restituire la vista a persone che ne sono prive, ma la disponibilità dei tessuti resta un elemento decisivo per ridurre i tempi di attesa. È uno dei temi affrontati dal professor Mauro Fioretto, primario emerito dell’Asl AL, ospite di Filo Diretto.

L’importanza della donazione

Fioretto ha raccontato la propria esperienza nell’ambito della chirurgia oculistica, soffermandosi in particolare sui trapianti di cornea. Secondo quanto spiegato durante l’intervista, il problema delle liste d’attesa non sarebbe legato alla disponibilità dei professionisti, ma soprattutto alla possibilità di avere cornee da utilizzare.

Un aspetto sul quale il professore ha voluto fare chiarezza riguarda le modalità della donazione. Il prelievo interessa esclusivamente la cornea e non l’intero occhio. Dopo il prelievo vengono inoltre adottati accorgimenti per evitare alterazioni visibili sul volto del donatore. La cornea viene quindi trasferita alla banca degli occhi, dove viene sottoposta a diversi controlli. In presenza di patologie trasmissibili, il tessuto non viene utilizzato.

Nel corso degli anni è cambiata anche la tecnica chirurgica. Ai trapianti a tutto spessore, nei quali veniva sostituita l’intera cornea, si sono affiancati sempre più i trapianti lamellari, che consentono di intervenire soltanto sullo strato interessato.

Questa evoluzione permette, secondo quanto illustrato dal professore, di ridurre il rischio di rigetto e di accorciare sensibilmente i tempi del recupero visivo. In particolare, il rischio di rigetto viene indicato in diminuzione dal 10% dei trapianti a tutto spessore al 2% di quelli lamellari.

Il messaggio centrale resta quindi quello della donazione: la disponibilità di cornee rappresenta un passaggio fondamentale per permettere ai pazienti che ne hanno bisogno di recuperare la vista e tornare alla propria vita quotidiana.

La diagnosi precoce diventa decisiva

La chirurgia della cataratta non riguarda più soltanto la sostituzione del cristallino, mentre per la maculopatia la diagnosi tempestiva può fare la differenza. Il professor Mauro Fioretto ha approfondito alcune delle principali problematiche affrontate quotidianamente dall’oculistica.

La cataratta è indicata come l’intervento più eseguito in Italia. Oggi, però, la sostituzione del cristallino può essere affrontata anche sotto il profilo refrattivo. Il nuovo cristallino artificiale può infatti essere calcolato in base alle caratteristiche del singolo paziente, con la possibilità di correggere miopia, ipermetropia e astigmatismo e, in determinati casi, anche la presbiopia.

La scelta della lente deve comunque essere legata alle caratteristiche dell’occhio. In presenza di maculopatia, per esempio, il ricorso a un cristallino multifocale può non essere indicato, perché la patologia determina già una riduzione della sensibilità al contrasto.

Proprio la maculopatia rappresenta uno dei problemi più importanti affrontati dall’oculistica. Può iniziare da un occhio e rimanere a lungo poco evidente perché il cervello tende a compensare la minore capacità visiva utilizzando l’altro occhio.

Per questo il professore ha richiamato l’attenzione sul reticolo di Amsler, un semplice strumento che può essere utilizzato per verificare eventuali deformazioni delle linee. Il test deve essere effettuato separatamente per ciascun occhio. Se i quadrati appaiono ondulati, deformati o distorti, è necessario rivolgersi rapidamente a uno specialista.

A Casale Monferrato è stato inoltre illustrato un percorso definito a “tempo zero”: dopo la valutazione del fundus, quando necessario, viene eseguito un OCT, esame che consente di analizzare con grande precisione la retina.

L’obiettivo è individuare la patologia il prima possibile e distinguere le diverse forme di maculopatia, che richiedono approcci differenti.

Occhio pigro nei bambini

La vista si sviluppa anche attraverso l’apprendimento e i primi anni di vita rappresentano una fase decisiva. È da questa considerazione che parte la spiegazione del professor Mauro Fioretto sull’ambliopia, comunemente conosciuta come “occhio pigro”.

L’ambliopia può comparire quando un occhio vede molto meno dell’altro. Il cervello, infatti, tende a utilizzare maggiormente l’occhio che fornisce un’immagine migliore, penalizzando quello più debole. Tra le possibili cause indicate durante l’intervista ci sono anche importanti differenze di refrazione tra i due occhi e alcune condizioni presenti fin dalla nascita.

Il punto centrale diventa quindi la diagnosi precoce. Individuare il problema quando il bambino è ancora piccolo permette di intervenire in una fase nella quale lo sviluppo della capacità visiva è ancora in corso.

Il professor Fioretto ha ricordato l’importanza degli screening effettuati già negli asili e ha indicato uno, tre e sei anni come tre momenti particolarmente importanti per i controlli oculistici. L’obiettivo è intercettare precocemente eventuali difetti e impedire che un occhio venga progressivamente escluso dal processo visivo.

Durante l’intervista è stato affrontato anche il tema dell’occhio dominante. Ogni persona presenta infatti un occhio che tende a essere utilizzato maggiormente, pur potendo avere una buona capacità visiva da entrambi i lati. Una lieve differenza tra i due occhi non rappresenta necessariamente un problema.

Diversa è invece la situazione nella quale esiste una marcata differenza refrattiva. In questo caso il cervello può privilegiare l’occhio migliore, aumentando il rischio di ambliopia.

La prevenzione diventa quindi il principale strumento a disposizione. Individuare il problema nei primi anni consente di intervenire quando le possibilità di recupero sono maggiori. Il messaggio emerso dall’intervista è chiaro: controllare la vista dei bambini fin da piccoli significa proteggere lo sviluppo della loro capacità visiva.