Cultura

Cinema e gastronomia, due passioni diventano un unico linguaggio nel libro di Marco Lombardi

Il giornalista e docente ha ideato un metodo critico che racconta i film attraverso sapori, odori, consistenze ed emozioni

Cinema e gastronomia, due passioni diventano un unico linguaggio nel libro di Marco Lombardi

Cinema e gastronomia possono incontrarsi e diventare strumenti per leggere le emozioni. È questa l’idea alla base della cinegustologia, il metodo ideato da Marco Lombardi, giornalista cinematografico ed enogastronomico, docente alla Sapienza di Roma e critico televisivo e cinematografico.

Cinema e gastronomia

La cinegustologia nasce dall’incontro tra le due aree di interesse di Lombardi e dalla volontà di andare oltre i tradizionali schemi delle recensioni. Regia, sceneggiatura e musica non sono gli unici elementi attraverso i quali raccontare un film: secondo il suo approccio, anche le sensazioni possono offrire una chiave di lettura diversa.

Un film può quindi essere immaginato come un piatto o una bevanda. Una storia può apparire dolce, tenera, piccante, dura o aspra e queste associazioni permettono di far emergere aspetti che una lettura esclusivamente tecnica rischia di lasciare sullo sfondo.

Lombardi ha portato questo metodo anche nell’insegnamento e nelle esperienze televisive. Durante il programma realizzato per Gambero Rosso, per esempio, associava ai film appena usciti un piatto preparato da uno chef, costruito intorno agli stessi sapori, odori e consistenze individuati nella pellicola.

Alla base c’è anche una forte componente soggettiva. Lo stesso film può infatti essere raccontato in modi diversi da spettatori diversi, perché ciascuno tende a ricostruire la storia a partire dalle emozioni e dalle scene che lo hanno maggiormente colpito.

Un percorso che rappresenta anche una seconda vita professionale per Lombardi, arrivato al giornalismo e alla formazione dopo una carriera manageriale in aziende come Danone, Fiat e Saiva. Un cambiamento affrontato uscendo dalla propria zona di comfort e seguendo una passione per la scrittura, il cinema e il racconto.

Quando il cibo racconta un film

Un piatto di spaghetti, una polpetta, una fetta di Sacher o una crème brûlée possono diventare molto più di semplici elementi presenti in una scena cinematografica. È il punto di partenza di Saporama, il senso del cibo per un film, l’ultimo libro di Marco Lombardi, pubblicato da Nuova Palomar.

Il volume raccoglie 111 pellicole e propone una lettura del rapporto tra cinema ed enogastronomia. L’idea è chiedersi se i piatti e le bevande inseriti nelle storie siano davvero casuali oppure possano contribuire a raccontare personaggi, situazioni e atmosfere.

Tra gli esempi c’è lo storico piatto di spaghetti di Miseria e nobiltà. Per Lombardi, quella scena non racconta soltanto la povertà e il legame con il territorio, ma può rappresentare anche il groviglio sociale e individuale dei protagonisti: una realtà difficile avvolta dalla leggerezza della commedia.

Anche le polpette de Le fate ignoranti diventano un’immagine della convivenza tra elementi differenti. Ingredienti diversi vengono riuniti in un unico piatto, così come persone provenienti da realtà sociali diverse condividono la tavola.

La Sacher torte associata a Nanni Moretti viene invece letta attraverso il contrasto tra l’esterno dolce e protettivo e la parte interna più aspra. Ancora diverso è il significato attribuito alla crème brûlée de Il favoloso mondo di Amélie: la crosta da rompere diventa una possibile rappresentazione dello scudo che il personaggio deve superare per aprirsi agli altri.

Nel libro trovano spazio anche la ratatouille dell’omonimo film e l’oliva di The Wolf of Wall Street. In quest’ultimo caso l’oliva, difficile da trattenere, viene associata all’idea di qualcosa che sfugge continuamente.

Il cibo diventa così un vero e proprio linguaggio cinematografico, capace di aggiungere un livello di interpretazione alla storia e ai suoi personaggi.

Dai festival alle cene cinegustologiche

Guardare un film può diventare un’esperienza anche gastronomica. È la formula delle serate di cinegustologia ideate da Marco Lombardi, nelle quali alcune pellicole vengono accompagnate da piatti costruiti dagli chef sulla base delle sensazioni suggerite dalle storie.

Il format, sviluppato in diverse esperienze e oggi proposto a Torino alle OGR, parte dalla scelta di alcuni film, spesso molto conosciuti dal pubblico. Per ciascuno Lombardi individua sapori, odori e consistenze e chiede allo chef di interpretarli attraverso un piatto.

Non si tratta di una corrispondenza matematica. Il cuoco interpreta lo stimolo e costruisce la propria proposta. Dopo la visione, il pubblico può quindi confrontare il film con il piatto e chiedersi, attraverso il gioco del “se fosse”, quale pietanza potrebbe rappresentare quella storia.

Il confronto è uno degli aspetti centrali del metodo di Lombardi. Lo stesso film può infatti provocare emozioni molto diverse e, di conseguenza, suggerire associazioni gastronomiche differenti. Anche l’esperienza nei festival cinematografici, dalla Mostra del Cinema di Venezia al Festival di Cannes e ad altre manifestazioni internazionali, viene vissuta in questa prospettiva: il cinema, secondo Lombardi, acquista valore anche attraverso la discussione con gli altri.

Nella sua attività sono entrati inoltre diversi nomi della cultura, dell’arte e della cucina, tra cui Ugo Nespolo, Gianmarco Tognazzi e Cristina Bowerman, insieme a diversi chef coinvolti nei progetti di cinegustologia.

Il tema del confronto si lega anche alla formazione. Lombardi insegna e incontra ragazzi di età diverse, osservando come gli studenti possano offrire interpretazioni libere proprio perché meno condizionati dagli schemi già costruiti.

Nella parte finale della puntata emerge la riflessione sui giovani e sul mondo dei food influencer. Secondo Lombardi, mantenere curiosità e libertà personale è difficile in un’epoca caratterizzata da molti modelli e cliché. La sfida, anche attraverso la cultura, è lasciare spazio alla costruzione della propria identità.